Brescia Musei, Brescia dove sei?


Scritto da administrator | domenica, 21 febbraio, 2016


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Pochi programmi all'orizzonte dopo l'affidamento per vent'anni di tutto il patrimonio della città a Brescia Musei

Se l’affidamento per vent’anni senza nessuna gara della gestione e della valorizzazione del patrimonio archeologico e museale della città, oltre al Castello e al cinema Eden è giuridicamente un atto di dubbia legittimità.
Se affidare un servizio ventennale di questa importanza senza lo straccio di un programma, nemmeno per i primi due anni, è politicamente un errore.
Se affidare l’impresa titanica e inedita di valorizzare il Castello a chi si è sempre occupato di mostre, ricerche culturali ed esposizioni e che non possiede neppure i requisiti patrimoniali e finanziari indispensabili, è imprenditorialmente un azzardo.
Se neppure l’ente affidatario ne vuol sapere di questo nuovo “modello Brescia”, costruito su una fondazione che dopo le modifiche statutarie è diventato un OGM - né una fondazione “in house”, né una fondazione mista pubblico/privato come prevede il codice dei beni culturali - al punto che due degli enti fondatori, di cui uno molto ricco e generoso in questi decenni con la cultura in città, se ne scappano, e si dimettono quattro consiglieri, di cui due di nomina comunale che non si ricandideranno più.
Se l’ambiente culturale, in primis quello di sinistra, è stupito, amareggiato e in certi casi furibondo per essere stato “calpesto e deriso” (chi c’era all’Aref  il 28 gennaio ha sentito con le sue orecchie gli sfoghi inequivocabili di alcuni “grandi elettori” dell’attuale Giunta) e ammansito con parole di circostanza come un consiglio di quartiere qualunque, e ci scusiamo per il paragone “diffamatorio”.
Se il binomio Castelletti / Di Corato, con il Sindaco defilato che lascia fare secondo patti di governo più o meno taciti, è percepito sempre più come un duumvirato intoccabile, un binomio solo al comando al chilometro dell’ostinatezza.
Se i dati analitici sull’affluenza ai musei - che Piattaforma civica ha chiesto di vedere - ci dicono che gli ingressi sono aumentati (ma pure l’offerta, e con quel che ci son costate la meravigliosa Quarta cella e la sistemazione archeologica del teatro avremmo anche voluto vedere) e gli incassi invece no, e se quindi sono stati i biglietti gratuiti ad aver fatto la differenza e però nella celebrativa conferenza stampa questa cosa al cittadino contribuente non l’hanno detta, anche se aveva pagato lui (e non gli hanno neanche offerto il cocktail).
Se le cose stanno così (e stanno così), allora, dato che siamo in democrazia, dato che stiamo parlando di cultura bimillenaria della città che vuol dire di tutti, dato che chi ha preso questa strada sbagliata ha vinto le elezioni con il 35% scarso dei voti degli aventi diritto (al ballottaggio, e quindi con molti voti di seconda mano e tiepidi), a questo punto se si ha la testa sulle spalle ci si ferma.
Si torna in consiglio comunale.
Se ne parla con la città.
Si cambia la linea con gesti forti.

Se invece, come non vogliamo in alcun modo che accada, si cambieranno solo i nomi, e si metteranno, al posto degli enti fondatori fuggitivi e degli amministratori dimissionari, nomi di supplentini tiepidini e obbedientini, vuol dire che non si è all’altezza del proprio ruolo e non si è capito che cos’è la cultura e che cosa una politica culturale: radici comuni, identità comunitaria, senso di appartenenza, umile e consapevole custodia di un’eredità preziosa, di un “patrimonio dell’umanità”, il passaggio del testimone in una corsa a staffetta permanente verso una direzione in parte già scritta dalla storia e dai nostri padri, in parte da decidere insieme.
In compenso però, la città saprà qual è la cultura di governo di chi governa la cultura in città.
Attendiamo, senza grande fiducia, di essere smentiti.

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