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Scritto da administrator | lunedì, 11 gennaio, 2016


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Gli auspici di Francesco Onofri per il futuro della città: oltre alla manutenzione, investimenti, idee e progetti.

Variante generale al PGT, passaggio al nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, presentazione di un piano di valorizzazione dei beni culturali (a posteriori) da parte di Brescia Musei, programma e gara per la gestione del trasporto di bacino provinciale, riassetto e nuovo slancio per i consigli di quartiere.
Se questi sono i temi congiunturali dell’amministrazione comunale cittadina per il 2016, restano incombenti e irrisolti quelli strutturali: le emergenze ambientali, la riorganizzazione della macchina comunale, il piano urbano della mobilità sostenibile e, soprattutto, le gravi ristrettezze di bilancio - quasi tutti dipendenti dal Metrobus - che mortificano e inibiscono qualsiasi pianificazione e costruzione di una città nuova nel medio o lungo periodo.
Per colpa di una gestione del Metrobus senza contributi regionali, di un mutuo capestro con Cassa Depositi e Prestiti (anche quello per la metropolitana) e di ostacoli contabili all’internalizzazione dell'opera necessaria per abbattere il peso degli ammortamenti, oltre che per l’incapacità del Comune di reperire risorse in Europa, oggi con le nostre finanze non siamo in grado nemmeno di pensare a investimenti robusti e sostenibili per un rilancio vero della nostra città. Che è sempre più distante da Milano, più periferica, più ferma a guardare la capitale lombarda che invece corre. In più ci illudiamo di finanziare investimenti con utopiche vendite di immobili comunali per 24 milioni di euro nel solo 2016.
Vogliamo essere la città della cultura musicale, museale e della Mille Miglia?
La città ecologica, ciclabile e sostenibile?
La città della logistica che sfrutti le straordinarie infrastrutture del trasporto che ci attraversano e faccia lobby per il rilancio dell’aeroporto di Montichiari?
La città smart e tecnologica?
O tutte queste cose insieme?
Qualunque cosa vogliamo essere, senza soldi si fa poco: né il castello, né le ciclabili; né la banda larga, né gli impianti sportivi; né il nuovo museo della scienza, né un vero parco delle cave.
Oggi il reperimento di risorse attraverso A2A, non potendo noi contare su altre significative fonti di entrata, è l’unica carta che possiamo ancora giocare. E la mozione di minoranza - scritta e pensata soprattutto da Piattaforma Civica e peraltro ispirata a idee note ed esposte da voci più autorevoli della nostra (scorporo e intestazione delle reti al Comune, loro affitto di lungo periodo ai gestori con canone in linea con gli attuali dividendi, e cessione sul mercato delle quote di controllo di A2A) - indica una via diversa dalla semplice dismissione di un altro 5% che non basterebbe.
Ma prima di fare cassa occorre decidere dove li vogliamo mettere i soldi.
Se prima non c’è un’idea forte di rilancio della città, di un marketing urbano serio, se non c’è una volontà di attrattiva di nuovi residenti con disponibilità economiche, di nuovi contribuenti e utenti della metro, piuttosto è meglio lasciar le cose così. Anche perché l’esperienza insegna che troppi soldi sul tavolo senza precise destinazioni possono scatenare appetiti ai politici che governano e a chi gli sta intorno, soprattutto a soli due anni dalle prossime elezioni.
L’ingrediente principale dell’elaborazione di un progetto di città attrattiva (specie per chi governa solo con il 35% dei voti degli aventi diritto, un terzo del quale sgualciti e di seconda mano perché presi al ballottaggio) è quello di una costruzione concorde, comunitaria, persuasiva di città. Non una visione imposta o calata dall’alto perché “siccome è la nostra” allora è senz’altro “buona e giusta”.
Noi questa idea forte e condivisa e un piano di investimenti e di crescita ben strutturato e finanziato per sorreggerla, sinora da parte della Giunta Del Bono non li abbiamo visti.
Essere attrattivi per diseredati, stranieri e poveri resta una delle vocazioni storiche di una città dall’animo cristiano come la nostra.
Per continuare a esserlo c’è bisogno però anche di attrarre i ricchi e famiglie giovani. I dati demografici ci dicono ogni anno di più che, di questo passo, siamo destinati all’estinzione e che invecchiando siamo sempre più votati, come fanno i vecchi, a mantenere anziché a investire e a innovare. A qualche politico di governo non piace aiutare la ricchezza a crescere, o disdegna la stessa parola “ricchezza”? Gli sono antipatici gli imprenditori che fanno fortuna? Credo abbia sbagliato mestiere, e anche città, la nostra, una città cristiana, cattolica ma con sfumature calviniste, e a cui da sempre piace perciò seguire la parabola dei talenti che si moltiplicano perché sono messi in gioco, rischiati, investiti.
Forse per vincere le prossime elezioni all’attuale Giunta possono anche bastare altri due anni di diligenti manutenzioni, sempre che le circostanze di contorno non creino disturbi imprevisti ai conducenti.
Ma la nostra città e la nostra tradizione meritano senz’altro di più.
E tra sette anni potrebbe esser troppo tardi.

Francesco Onofri


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