Casere: un anno di moratoria


Scritto da admin | mercoledì, 13 maggio, 2015


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Un'occasione per cambiare rotta.

Lo abbiamo già scritto: dalla delibera NAU votata ieri sera in Comunale Consiglio esce un’urbanistica vecchia. Nonostante la sensibile riduzione di volumi assentiti (circa 14.000 in meno) e nonostante un anno di moratoria nell’abbattimento delle Casere, passaggi migliorativi di cui bisogna dare atto, il modulo “centro commerciale + parco + oltre 70.000 mq di edificabile” resta un modulo vecchio e superato.
Occorreva far buon viso a cattiva sorte? Forse.
Quello che però è certo, è che la città invecchia, non solo in età anagrafica (i dati statistici sono eloquenti) ma anche in intraprendenza e slancio verso il futuro.
Abbiamo invece un urgente e impellente bisogno di investimenti pubblici e profittevoli, non solo in senso economico, ma anche perché restituiscano crescita, rendendo la città più attrattiva per giovani, imprese, turisti, università, investitori.

Il programma del mandato Del Bono era pieno di progetti che – stando così le cose - resteranno sulla carta per lunghi anni. E ce ne sarebbero anche da aggiungere: riempimento di funzioni e accesso al Castello, teatro Romano, crocera di san Luca, campus universitario, nuove strutture sportive, wifi e reti intelligenti, recupero delle ex caserme.

Ma per investire servono risorse. E noi non ne abbiamo.
E allora le Casere - non essendo una priorità - sono condannate ad essere demolite a meno che non si trovi qualcuno che entro un anno presenti un progetto di recupero e riutilizzo. Altrimenti la loro sorte è scritta.

È quindi per un motivo in più che occorre fare in fretta e far partire subito e portare avanti in questo anno il progetto della minoranza su A2A: mettere al riparo in un contenitore societario di proprietà al 51% di Brescia (e così per Milano e gli altri comuni che ci stanno) tutti quei beni – oggi di A2A e quindi al 75% di proprietà altrui – che possiedono una vocazione naturalmente pubblica e naturalmente bresciana (reti, impianti); affittare tutto quanto a lungo termine ad A2A; schivato il rischio di perdere il controllo di ciò che è “nostro”, pensare a cedere una quota significativa di A2A per fare investimenti in città.

Il che significa, tradotto i soldoni, trasformare una quota della centrale del Montenegro nel rifacimento del teatro romano: una quota dell’inceneritore di Corteolona in un ascensore per il Castello; una quota dell’impianto idroelettrico in Calabria nel recupero delle Casere (ad esempio da destinare a sede di un palazzo del “Brand”, “expo permanente” delle imprese dell’agroalimentare e del vino, della pasticceria, dei prodotti a chilometri zero, della ristorazione, ecc., di tutti i prodotti della nostra terra, aperto tutto l’anno e non appaltato all’abile Farinetti, ma gestito da bresciani.

Non c’è molto tempo per decidersi.
Quest’anno di moratoria per le Casere potrebbe essere allora anche l’anno in cui si decide di cambiare rotta e non si lascia che “le cose accadano”. Non bastano rotonde e marciapiedi in ordine per disegnare una città “più bella e più giusta“, come sognavano gli urbanisti del Pd qualche anno fa.
Occorrono visioni chiare, scelte forti, azioni decise.
Che chiederemo e pretenderemo da questa Giunta.


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