La nostra proposta su a2a


Scritto da admin | giovedì, 23 aprile, 2015


Vota Articolo:
9 Voti



Ecco la proposta che PiaCi ha presentato con i gruppi di Forza Italia, Lega Nord e XBrescia Civica

Stamane nel corso di una conferenza stampa Francesco Onofri ha presentato la proposta per il futuro di a2a, una proposta volta a dedicare la partecipazione del Comune in a2a al territorio di Brescia.


PREMESSA
Le indicazioni che vogliamo proporre sul tema del rapporto tra il Comune di Brescia e A2a tengono conto dell’attuale situazione economica, dei doveri istituzionali e politici dell’amministrazione comunale e delle conseguenti responsabilità verso i cittadini. I dettagli tecnici e i contenuti giuridici ed economici di un progetto hanno certamente bisogno di conoscenze di cui dispongono solo le società del Gruppo A2a al loro interno. La proposta che presentiamo potrà quindi essere adattata e corretta, ma nelle sue linee essenziali rappresenta comunque una chiara linea di azione politica per il futuro della città che intendiamo sottoporre alla maggioranza e ai cittadini bresciani.

LA SITUAZIONE
I fattori di maggiore criticità nell’attuale situazione economica e contabile del Comune di Brescia sono rappresentati dal peso degli oneri finanziari del debito residuo contratto per la costruzione della metropolitana e dall’impatto nella parte corrente del bilancio del deficit di esercizio del TPL, di molto superiore a quello medio delle città italiane di dimensioni paragonabili a Brescia, considerata anche la totale assenza di contributi regionali chilometrici a favore della metro. Questo peso limita in modo rilevante le attività correnti più caratteristiche e doverose del Comune, condizionandone fortemente lo svolgimento. In questa situazione costituisce poi un’anomalia che nel pacchetto azionario di A2a S.p.A. siano incorporati dei beni - appartenenti alla società madre o alle sue controllate - che nulla hanno a che vedere con la missione tipica di un Comune e con l’erogazione di servizi pubblici essenziali: si pensi solo al comparto energia, alle partecipazioni finanziarie, o anche al settore ambientale relativo a realtà geografiche lontane da Brescia. Ha davvero poco senso avere “inscatolati” nel 25% delle azioni di A2a - oltre ad alcune delle attività più tipiche e vitali per un comune come l’erogazione di servizi pubblici essenziali attraverso le reti, il riscaldamento delle case, lo smaltimento dei rifiuti - anche beni e attività del tutto alieni dalla strategia di un ente locale, mentre la città è indebitata e non riesce a investire nel proprio rilancio. Certamente le azioni di A2a generano dividendi, ma nel prossimo futuro non potranno più essere attinti dalle riserve, come accaduto negli scorsi anni con impoverimento del patrimonio.

IL RUOLO PUBBLICO E IL PERICOLO DI PERDERLO
Nel momento in cui Comune di Brescia non intende giustamente abdicare al proprio ruolo di controllo, insieme a Milano, dei servizi pubblici essenziali della città, se l’assetto e l’allocazione patrimoniale delle società del gruppo rimangono quelli attuali diventa quindi sostanzialmente inevitabile restare proprietari indirettamente anche di beni “estranei”. Tuttavia, non è affatto improbabile che nello spazio di pochi anni la quota in A2a del Comune di Brescia, oltre a diminuire ancora in forza di cessioni parziali già annunciate, si diluisca a causa di aumenti di capitale ai quali il Comune non sia in grado di partecipare o di fusioni per incorporazione di altre società, e pertanto, se il patto di sindacato che scade a fine 2016 (quando Milano avrà un nuovo sindaco) non sarà rinnovato, non si può escludere che il controllo di A2a possa finire nelle mani di nuovi soggetti, nonostante le clausole dello statuto che proteggono la proprietà dei due Comuni.
In quello scenario il Comune di Brescia si troverebbe nel ruolo di socio di minoranza e di puro capitale, e a dover subire decisioni non solo sulle attività distanti e lontane dalla sua “missione”, ma anche su quelle più tipiche e connaturate alla sua natura e funzione di ente pubblico locale, senza considerare la sconfitta politica della definitiva perdita di ciò che ancora sopravvive della nostra storica azienda municipalizzata, frutto del lavoro di generazioni di bresciani che l’hanno fatta nascere e crescere in modo straordinario, e che finirebbe in mani altrui.

IL PROGETTO
Con queste premesse, la linea di azione che suggeriamo con convinzione è quella di procedere sollecitamente, meglio se d’intesa con Milano, ad adottare uno schema di allocazione dei patrimoni locali, figli del territorio e con esso legati da un vincolo strettissimo e congenito, che possa coniugare le esigenze istituzionali dei Comuni con quelle commerciali e di profitto di una multiutility quotata in borsa, esigenze che spesso risultano se non inconciliabili certamente in conflitto. Lo schema che suggeriamo è questo.
1. per munirsi del denaro necessario all’operazione i comuni di Milano e Brescia cedono contemporaneamente un’ulteriore quota delle proprie azioni di A2A possibilmente ad un socio non ostile, come potrebbe essere Cassa e Depositi e Prestiti o un suo fondo, con cui è noto che ci sono già contatti per un ingresso nel capitale che perciò andrebbero in parte rivisti;
2. attraverso lo strumento giuridicamente e fiscalmente più idoneo sono conferiti in due “newco”, da parte dalle società del gruppo A2A che li possiedono e per un controvalore periziato, le reti e gli impianti di “spettanza” in termini territoriali di ognuna delle due città (il teleriscaldamento e i termoutilizzatori, eventualmente comprensivi anche del ramo di azienda che li gestisce);
3. nello stesso istante in cui la titolarità dei beni diventa delle due società, queste affittano per un lungo periodo (ad esempio 7/9 anni, rinnovabili) e a canoni di mercato i beni (reti) o anche i rami locali delle “aziende ambientali” alle stesse società che glieli hanno ceduti, o ad altre società del Gruppo A2A designate;
4. con il denaro ricavato dalla vendita di quote di A2A, i due Comuni acquistano il 51% della società legata al proprio territorio.

I VANTAGGI DEL PROGETTO
Questo schema presenta diversi vantaggi:
- la proprietà “strategica”, quella che è fondamentale detenere politicamente e istituzionalmente, si scinde da quella “non strategica”, più facilmente smobilizzabile perché non essenziale per un ente pubblico locale, e resta intestata al Comune, così da rendere meno drammatico lo scenario di un’eventuale perdita del controllo pubblico sulla società madre, e così da rendere in ipotesi, se mai si decidesse di farlo, persino negoziabile la cessione della quota di maggioranza di A2a ad un soggetto terzo incassando il relativo premio, anziché lasciare che vendite “spezzatino” disperdano nel tempo il valore del controllo senza che i comuni ne traggano alcun profitto;
- la gestione rimane per un lungo periodo nelle ottime mani di A2a o delle sue controllate, senza disturbare il piano industriale;
- è un modo indiretto di finanziare A2a, che trasforma una parte del suo patrimonio in liquidità, anche perché i costi delle manutenzioni delle reti e degli altri beni potrebbero essere lasciati in parte a carico della nuova società proprietaria, anche per giustificare un’operazione con “parte correlata” (cioè tra A2A o sue partecipate e soci che la controllano);
- fornisce negli anni un reddito sicuro e prevedibile al Comune. Lo schema resta valido anche in caso di adesione del solo comune di Brescia, se Milano non lo condividesse.

UN MODELLO PER LE AGGREGAZIONI
Lo schema “51% + affitto” può poi essere validamente proposto, come metodo per le aggregazioni, alle municipalizzate del nord est che stanno esitando a concludere accordi di accorpamento con A2a: se un ente locale o una multiutility di comuni sanno che, pur affittando per molti anni ad A2a le loro reti o la loro azienda, tuttavia ne rimangono ancora proprietari, è più facile che accettino uno status intermedio rispetto a quello di un’incorporazione, specie se la condizione in cui si trovano i due soci “maggiori” Milano e Brescia è la stessa. Se poi i comuni - e il discorso vale anche per Brescia e Milano - saranno in futuro costretti o dalla legge (che ponesse un limite al numero di quote possedute dagli enti pubblici, come da anni è preannunciato possa avvenire), o da necessità di bilancio, a scendere al di sotto del 50% delle quote delle società proprietarie affittanti e a cedere il controllo ai soci titolari del 49%, a quel punto A2a e il suo Gruppo potranno fare quello che ritengono, controllando sia la società proprietaria che quella affittuaria.

PER UN DISEGNO DELLA CITTÀ DEL PRESENTE E DEL FUTURO
Una politica che sia funzionale sia al controllo di ciò che più marcatamente spetta al soggetto pubblico (a cominciare dal termoutilizzatore), sia alla vendita dei beni meno necessari ad un ente comunale per reperire il denaro che serve invece a costruire un nuovo disegno della città, che vuole cambiare passo, crescere, ringiovanire e diventare “smart”, esige che si trasformi una buona parte delle “fredde” partecipazioni azionarie in “calde” e attrattive infrastrutture della conoscenza, della tecnologia, del benessere urbano. Le “cedole“ di questi investimenti sono forse meno misurabili nei conti economici del breve periodo, ma certamente, se si investirà in modo saggio e coinvolgendo tutti, hanno un valore politico e sociale enorme, e possono aprire le porte alla costruzione di un futuro migliore e di vera crescita per la nostra città. Non dobbiamo rassegnarci in modo rinunciatario ad attendere che accadano eventi decisi in altre sedi, da altri soggetti politici o dal “mercato”, su cui limitarsi a scaricare alla fine le responsabilità del declino, quando sarà troppo tardi evitarlo.
Riprendiamo invece il timone della nave, decidiamo la rotta e navighiamo da protagonisti del nostro destino.

Commenti