Il Parco delle cave


Scritto da admin | domenica, 23 novembre, 2014


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Il manifesto di Piaci sul Parco

La progettazione partecipata per il parco delle cave di Brescia si sta sviluppando. Dopo una prima fase di acquisizione delle conoscenze necessarie ed una analisi delle criticità, è ora il momento della fase progettuale vera e propria, con la definizione della perimetrazione del parco dei percorsi. È giusto, a questo punto, che anche Piattaforma elabori una propria idea del futuro Parco, tenendo conto dei pregi e dei limiti del percorso intrapreso dall’amministrazione comunale.

Cominciamo con alcune premesse.
La progettazione partecipata gode del pregio di raccogliere l’interesse e, appunto, la partecipazione di un significativo numero di persone, che spesso a loro volta rappresentano le idee e gli interessi di moltissime altre. L’entusiasmo ed il desiderio di portare la propria esperienza, le proprie idee, i propri sogni con l’obiettivo di vederli presto realizzati si scontra necessariamente con la generale assenza dei mezzi concettuali necessari a elaborare progetti reali. È un po’ come se questo processo riguardasse la costruzione di una scuola. Chiunque potrebbe esprimere idee, elaborare progetti, rappresentare una propria idea di scuola, ma senza gli Architetti e gli Ingegneri, con le loro competenze, con ogni probabilità si costruirebbe una cosa che non sta neppure in piedi. L’urbanistica, la progettazione ambientale e quella dei parchi sono discipline che debbono essere considerate alla stessa stregua della scienza delle costruzioni, e non ci si può improvvisare urbanisti o progettisti di parchi (magari cercando anche di imporre le proprie idee prevaricando quelle degli altri) senza incorrere in errori grossolani. E allora è necessario essere realisti e consci del fatto che quello che si propone dovrà essere necessariamente valutato da esperti, che potrebbero arrivare a conclusioni anche molto lontane da quelle che usciranno dal progetto, senza che per questo si debbano poi innescare polemiche, innalzare barricate o innescare scontri ideologici.

In Piattaforma abbiamo le competenze (di nostri associati professionisti del settore) per elaborare studi approfonditi sul Parco, ma non è questo il ruolo che ci viene richiesto. Per fare questo sarebbe innanzitutto necessario avere un rapporto sullo stato dell’ambiente (RSA) aggiornato. L’ultimo è del 2011 e senza uno strumento di conoscenza fondamentale come questo è impensabile una progettazione che coinvolge 4,5 milioni di metri quadrati di territorio. Su questo il Comune dovrebbe fare molto di più e con maggiore incisività.

Ci limiteremo, pertanto, partendo da alcuni dati di fatto, a elaborare alcune idee e sollecitazioni da porre all’attenzione dell’amministrazione, che si sta occupando della variante al piano di governo del territorio che comprenderà anche il Parco delle cave.

Dati di fatto:

  1. Il futuro parco delle Cave è attualmente una vasta area suburbana, attraversata da arterie di grande traffico (passaggi di alcune centinaia di migliaia di veicoli al giorno).

  2. L’attività estrattiva che ha dominato il panorama socio economico degli ultimi decenni ha stravolto la vocazione prettamente agricola dell’area, lasciando brandelli di attività agricole, cascine di cui alcune oramai sottoutilizzate o riconvertite, una serie di laghi alimentati dalla falda freatica, alcuni sede di attività ludico-sportive (pesca, canoa), altri abbandonati e spontaneamente ri-naturalizzati.

  3. Sono presenti ai margini anche attività industriali di grande rilevanza (ad esempio Alfa Acciai).

  4. Non mancano aree fortemente inquinate (cava ex Piccinelli ed altri siti), da bonificare.

 

Questi dati, esposti in modo estremamente sintetico, non possono essere considerati come degli “accidenti” capitati disgraziatamente ad una vasta area un tempo oasi incontaminata. L’attività estrattiva sarà, con ogni probabilità, l’unica che cesserà la propria vita nel corso dei prossimi anni. Rimarranno il traffico, le industrie, l’urbanizzazione, forse anche le aree inquinate. È con questa prospettiva che si deve fare i conti per la definizione delle funzioni del futuro parco. Ed è proprio qui , osservando le varie anime della progettazione partecipata, che si generano le maggiori differenze: alcuni privilegiano l’idea di un’area protetta, finalmente liberata da ogni disturbo, che si riprende i suoi spazi di naturalità, altri privilegiano quella di un’area a disposizione della cittadinanza, dedicata prevalentemente al tempo libero, allo sport, allo svago. Entrambe sono legittime e affascinanti. La prima richiede sforzi economici enormi, per la sua protezione e manutenzione (nessuna area protetta si mantiene economicamente da sola), la seconda utilizza la sua vocazione per creare opportunità anche imprenditoriali e di lavoro, che siano in grado di sostenere finanziariamente la gestione del parco. Piattaforma “sposa” la seconda ipotesi, nella convinzione che l’utilizzo del parco come area dedicata prevalentemente alle attività sportive a cielo aperto sia del tutto compatibile anche con una protezione (persino integrale in piccole aree) efficace dell’ambiente. La natura stessa ci dimostra che ciò è già ora possibile: le bellissime fotografie raccolte da Legambiente all’interno del parco, con l’avifauna già presente (c’è persino una garzaia nello svincolo A4/A21), dimostrano che le specie censite trovano già ora “accogliente” un’area ancora priva di vincoli di protezione.

Un ulteriore vincolo di cui occorre tener conto è la dichiarata indisponibilità del Comune di dedicare risorse economiche alla gestione del parco. Il parco si deve autofinanziare. Inutile, quindi, effettuare voli pindarici su progetti irrealizzabili e insostenibili.

Riteniamo che, proprio perché il comune non può permettersi di dedicare risorse al parco, sia assolutamente necessario che esso sia autonomamente attraente. Che sia in grado, cioè, di generare un interesse tale da essere vissuto quotidianamente da migliaia di persone. La presenza di attività diversificate, la gestione di aree da parte di associazioni sportive e non, la creazione di un marchio (più modernamente il “brand”) saranno fondamentali per il successo del parco.

E allora da dove partire? Semplicemente, da quello che c’è già:

  • La stazione della metropolitana di Sant’Eufemia (con il relativo posteggio in fase di realizzazione) potrebbe essere la “porta di accesso” principale al parco (necessariamente con una passerella dedicata che scavalchi via Serenissima), da cui potrebbero partire piccoli mezzi pubblici (gestiti dalle associazioni e dalle attività economiche presenti nel parco) per raggiungere i punti focali del parco;

  • Il lago gestito dalla Fipsas e quello delle Gerole, con le annesse attività di pesca sportiva e ristorazione;

  • Il Centro sportivo Rigamonti;

  • La Cavallerizza Bettoni e la Cascina Fusera con le loro attività ippiche;

  • Le trattorie tipiche ;

  • La Canottieri Brescia, che si offre di gestire una vasta area del lago che già attualmente occupa (e che non avrebbe alcun senso spostare come si paventa, avendo la società già cura delle strutture esistenti, perfettamente e facilmente riconvertite);

  • I progetti presentati (come quello della ex cava Nuova Beton con formazione di un percorso artificiale per kayak), da valutare ed eventualmente perfezionare per ridurne al massimo l’impatto;

  • I progetti di creazione di oasi naturalistiche ad alta protezione;

 

Il tutto da integrare, ad esempio e non limitatamente, con:

  • opportunità di potenziare la produzione agricola per l'autoconsumo (Km0) nella zona più orientale del parco, sfruttando eventualmente la competenza dell'Istituto Pastori, anche con un marchio del tipo "Parco delle Colline";

  • istituzione di un punto di documentazione/ricerca a supporto di un piccolo museo diffuso che testimoni l'attività dei cavatori attraverso macchinari e strutture in disuso;

  • Opportunità per i cittadini di una tessera annuale che permetta loro, come fosse un abbonamento in palestra, l'utilizzo delle strutture interne al parco;

  • Un campeggio/area camper per i turisti;

  • L'organizzazione di un festival annuale sulla sostenibilità che richiami grandi masse di gente e che finanzi l'ordinaria gestione del parco;

  • Una pista ciclabile adatta alle handbike utilizzabile anche come percorso per gli allenamenti delle squadre giovanili di ciclismo (con le caratteristiche necessarie: perfettamente pianeggiante, lunghezza adeguata, raggi di curvatura corretti, larghezza sufficiente ad un uso promiscuo bicicletta, handbike, pattini ;

  • Piste per il fuori strada, mountain bike cross country; 

  • Piste per bmx, pump trak per bike acrobatiche;

  • Modellismo;

  • Adventure park;

  • Nordik walking;

  • Vela per bambini;

  • Tiro con l’arco;

  • Percorsi naturalistici;

  • Aree fitness anche per persone con disabilità;

 

A queste si dovrebbero aggiungere un vero e proprio lido, attività di ristorazione e chioschi.

La città ha l’opportunità di dotarsi di una struttura che potrebbe catalizzare l’interesse di un bacino ben più vasto di quello strettamente comunale, creando un unicum capace di essere animato e frequentato durante tutto il corso dell’anno.  


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