Che notte quella notte


Scritto da admin | mercoledì, 11 giugno, 2014


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La Notte degli eroi è appena trascorsa. Vi raccontiamo cosa è successo.

“Sarà una provocazione” dice Filippo Fasser. Ma no, siete eroi davvero, prototipi di quello che nessuno si rende conto di essere. Come quel Mauro, piattaformers dell'ultimo minuto, che ha sistemato tutto il capannone e messo in piedi la festa senza neanche domandarglielo, quasi. Va be’, ma andiamo per ordine.
Amedeo Materossi dice che ha dovuto convincere un ente pubblico che esisteva l’inverno e vuole che ci ricordiamo a tutti i costi che la natura ha i suoi ritmi. Non è difficile: è estate e ce ne siamo accorti tutti. A proposito ma quanta gente ha sfidato questo caldo pazzesco?
Quindi, ci facciamo subito l’idea che chi fabbrica futuro non deve sfidare la Terra. Il pensiero corre agli occhi innocenti del bambino di Udaka, l’opera di Valerio Berruti, al suo guardarsi con timore in giro e suonare l’acqua con mani consapevoli di farlo.
Una seconda parola riecheggia tra le righe del discorso di Beatrice Saottini: serenità. Prende ogni giorno decisioni importanti, ma senza l’ansia del risultato.
Un fabbricatore di futuro perciò è anche risoluto, responsabile e tranquillo.
Evidentemente ha anche avuto buoni maestri, come Roberta Savoia, che gli hanno insegnato con l’esempio personale a crescere liberi nel pensiero.
E capaci di ascoltare. A cosa serve produrre futuro se non a soddisfare bisogni ed esigenze reali? Questo ce lo spiega Ferdinando Acerbi.
L’esigenza più urgente oggi è la dignità, che spesso s’identifica con l’avere un lavoro utile a se stessi e agli altri. Con la dolcezza del volontario, Beatrice Valentini ci illustra questo progetto che unisce le due cose e dice bene: un progetto, non un rattoppo. E là in fondo la sarta cuce…. E Il meccanico di biciclette dà loro nuova vita…. Ma con semplicità, ci ammonisce squadratamente Daniele Dodaro.
Due cose pare che non possano mancare al fabbricatore di futuro: il coraggio e la lealtà sportiva, che si impara da piccoli. Due donne lo dicono, Triva e Bragaglio: ma non erano cose da maschi?
Così concludiamo il cammino tra le parole con le considerazioni da cui siamo partiti: non è provocatorio pensare che un eroe possa costruire futuro lavorando un pezzo di legno, prendendosi tutto il tempo che ci vuole, perché non è bello solo arrivare, ma anche la strada che si percorre.
E così con la testa nella fiaba di queste otto, massimo dieci viole costruite in un anno, il colpo di teatro pensato da Giusi Turra, nostro motore artistico, ci riporta alla poesia del lavorare, del fare e dell’andare, che ci accompagna da bambini all’età adulta.
Quando si diventa grandi, però, si deve imparare anche che la parola deve essere una, onesta, chiara e libera, per dare senso a tutto quello che si fa. Questo deve essere l’impegno soprattutto di chi fa politica e costruisce futuro per la collettività. Questo dice Francesco Onofri nel suo intervento.
Così, pensando alle tante persone che animano Piattaforma Civica, gratuitamente, in piena libertà, ma sporcandosi le mani, con un po’ di presunzione ci vien da dire che il futuro per Brescia è già qui. Ma con umiltà, pazienza e costanza continuiamo a studiare. Ci vediamo alla Notte degli Eroi 2015.


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