Il futuro dei Consigli di quartiere


Scritto da administrator | mercoledì, 24 maggio, 2017


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Serpeggia insoddisfazione in alcuni consigli

Il Consiglio di Quartiere di San Bartolomeo ha tenuto sabato 20 maggio una conferenza stampa.
L’incontro con i giornalisti – secondo le parole del comunicato stampa che l’ha preceduto – non era “solo finalizzato ad esprimere la nostra insoddisfazione e il nostro disagio circa l’operato (o meglio, talvolta, il non operato) dell’Amministrazione comunale nei confronti del quartiere ma soprattutto, e con dispiacere, per dire che la proposta partecipativa rivolta ai CdQ (nello specifico al nostro Consiglio di quartiere) ci pare, per come la stiamo vivendo, assolutamente incongrua, velleitaria e, in buona sostanza, deludente.”
Sono parole che dovrebbero indurre a riflettere, soprattutto in questo periodo nel quale la Commissione Partecipazione sta incontrando i delegati di zona dei Consigli stessi per portare delle proposte di revisione del regolamento dei CdQ all’attenzione del Consiglio Comunale.
Non è chiaro se nella maggioranza ci sia accordo sulla revisione del progetto, ma è evidente che non per tutti l’esperimento è stato un successo. Sempre citando il Consiglio di San Bartolomeo, “l’architettura comunale, non modificata con l’inserimento strutturale della figura del Consiglio di quartiere, comporta confusione dei ruoli, sistematica esclusione dai processi decisionali e di costruzione delle proposte”.
Si potrebbe partire da queste parole per tracciare una nuova strada per questi strumenti di partecipazione?
Sarebbe importante cogliere queste semplici indicazioni (modifica della struttura comunale, delimitazione chiara delle funzioni e delle competenze, definizione del processo decisionale partecipato) per evitare che il progetto non abbia futuro. Certo la posizione del Consiglio di San Bartolomeo non è condivisa da tutti e 32 i restanti consigli di quartiere: a questo “pessimismo” fa da contraltare la soddisfazione di altri.
Ma regole chiare potrebbero solo giovare sia all’Amministrazione sia ai Consigli.
L’opinione del consigliere Francesco Onofri di Piattaforma civica sul punto è nota: "la spontaneità e la libertà di azione sono preziose.
Il numero di 33 consigli può anche essere considerato, a posteriori, in modo positivo e anche replicabile. Ma la chiarezza delle funzioni, il coordinamento con gli organismi dei servizi alla persona (la “città del noi”) e il rispetto delle regole sul coinvolgimento sono irrinunciabili. Tanto quanto lo è la coerenza tra i proclami programmatici compendiati nelle enfatiche e poetiche frasi di Italo Calvino sulla partecipazione, da un lato, e la prosaica quotidianità dell’azione amministrativa nei quartieri, dall’altro.
I consigli di quartiere sono gli avamposti del civismo e i 229 consiglieri i soldati più valorosi e generosi nella battaglia per la diffusione della cittadinanza attiva" ripete da tempo Francesco Onofri.
"E il generale in comando o i suoi zelanti (e non belanti) attendenti dovrebbero ricordarsi che valorizzare le proprie truppe, pazientare nell’ascoltare le loro critiche, coinvolgerle nei passaggi che più da vicino li riguardano è un lavoro tanto faticoso quanto prezioso, e che alla lunga paga. Non farlo è miope e potrebbe ritorcersi contro le strategie del prossimo piano di Governo."


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